Connessione

C’è una parola a me molto cara che ogni giorno di più si carica di significato: CONNESSIONE.

Ci sono diversi aspetti della nostra vita con cui possiamo essere connessi e quando non lo siamo il nostro equilibrio vacilla.

La connessione primaria è con la terra: attraverso ciò che la bioenergetica chiama radicamento: anche se ormai spesso ce ne dimentichiamo, siamo parte della natura, e come gli alberi, solo se abbiamo radici forti possiamo protenderci verso l’alto. Le nostre radici sono quindi nella terra, nella concretezza della vita, ed essere connessi a questa ci permette di non perderci in sogni o illusioni, ma di vivere il presente per quello che è. Connettersi alla terra ci permette di attivare l’energia, e quindi la carica vitale per andare incontro alla vita.

Le nostre radici rappresentano anche il luogo da cui veniamo e la nostra famiglia di origine: volenti o nolenti siamo connessi con il nostro passato e con la nostra storia e, per continuare la metafora dell’albero, se le nostre radici sono marce, cariche di rancore o di dolore infinito non risolto rispetto al nostro passato, difficilmente il nostro albero darà dei frutti. Fai pace con le tue radici. Mi fu detto tanti anni fa durante un corso, ma allora non ne capii l’importanza; ci sono voluti tanti anni di lavoro su di me per capire cosa volesse dire quella frase che, pur incompresa o rifiutata, continuava a risuonarmi nelle orecchie.

Siamo connessi con noi stessi, con le nostre sensazioni ed emozioni, attraverso la conoscenza di ciò che sentiamo e proviamo realmente possiamo arrivare a far vibrare la nostra anima, in un canto armonico.

Non siamo soli su questa terra, siamo connessi con gli altri attraverso le relazioni che sappiamo creare; anche chi non vive una vita di coppia, ha sicuramente una rete di relazioni, che permettono di sentirsi apprezzati, accettati, degni di amore, e ognuno può costruirsi un sostegno sociale che sappia intervenire nel momento del bisogno.

E così come le radici sono importanti per legarci alla terra, siamo connessi con il cielo, ovvero con ciò che dà un senso alla nostra vita, chi la chiama fede, chi in senso più ampio spiritualità, o chi semplicemente lo scopo del proprio essere al mondo; se non diamo un senso a ciò che facciamo anche il minimo soffio di vento può farci crollare, se riconosciamo il valore più alto del nostro agire, anche una tempesta non potrà piegarci.

Siamo quindi al centro di un cerchio, o di una stella, dove intorno a noi ci sono gli elementi con cui, se vogliamo vivere una vita serena e realizzata, dobbiamo imparare a connetterci.

Cosa ci succede se non lo facciamo?

Ci sentiamo isolati, indegni di amore, respinti, ci sentiamo fuori dal tempo, incapaci di vivere nel presente, rimpiangendo o maledicendo il passato, rincorrendo un futuro sognato ma non costruito. Ci sentiamo fuori dalla realtà, fuori posto in ogni situazione perché ci sembra di non appartenere a niente, ci manca la terra sotto i piedi. Ci sentiamo senza famiglia, orfani e mendicanti di affetto. Ci sentiamo travolti dalla forza delle emozioni e delle sensazioni e siamo preda di facili illusioni.

E cosa possiamo fare per connetterci di più con il mondo e con la vita? Oltre che ad aumentare la nostra disponibilità verso gli altri, iniziando preferire il dare più che la ricerca del ricevere, ci sono degli esercizi fisici che ci possono aiutare.

Uno viene proprio chiamato radicamento (grounding in inglese) ed è un esercizio pensato da Lowen, il padre della bioenergetica. E’ di facile esecuzione, ma allo stesso tempo molto potente.

Qui di seguito vi proponiamo l’esercizio come lo ha descritto Lowen nei suoi testi, e vi suggeriamo di cominciare a farlo tutte le mattina (bastano 5 minuti), poi raccontateci l’effetto che vi ha fatto.

Con i piedi paralleli a una distanza di una ventina di centimetri l’uno dall’altro, piegate il corpo in avanti fino a toccare il suolo con la punta delle dita delle due mani, flettendo le ginocchia quanto occorre per completare il movimento. Fate in modo che il peso del corpo poggi sugli avampiedi anziché sulle mani o sui calcagni. Senza staccare i polpastrelli da terra, raddrizzate le ginocchia, ma non bloccatele. In questa posizione respirate lentamente e profondamente circa venticinque volte. Potete sentire che le gambe si mettono a vibrare, il che indica che stanno cominciando a fluire in esse delle onde di eccitazione. L’assenza di vibrazione è il segno di un’eccessiva tensione delle gambe. In questo caso si può suscitare un certa attività vibratoria flettendole e raddrizzandole ripetutamente, badando tuttavia a ridurre i due movimenti al minimo indispensabile per ammorbidire le ginocchia. L’esercizio va compiuto il tempo necessario a respirare almeno 24 volte o a fare iniziare l’attività vibratoria. Noterete anche che la respirazione diventa più profonda e spontanea. Riprendendo la posizione eretta continuate a tenere le ginocchia leggermente piegate, i piedi paralleli e il peso in avanti. Può darsi che le gambe continuino a vibrare, ed è un segno di vita.

Potete trovare altre indicazioni nei libri di Lowen, noi ve ne suggeriamo due:

Lowen A., Lowen L., Espansione e integrazione del corpo in bioenergetica, Astrolabio, Roma, 1979

Lowen A., La spiritualità del corpo, Astrolabio, Roma,1991

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