Colpevole

Lo ammetto, sono colpevole.

Quasi trent’anni fa mi sono innamorata di un giovane russo. Bello, biondo, con gli occhi azzurri, che assomigliava a Leonardo Di Caprio (ma questo lo avremmo scoperto più tardi, vedendo Titanic insieme).

Un amore folle, corrisposto ma complicato dalla distanza e dalle differenze culturali, un amore che non ha resistito al tempo, ma che ci ha regalato un figlio a cui, con grande fatica, abbiamo dato la doppia cittadinanza: italiana e russa.

Sono quindi colpevole di aver amato un russo e di averne allevato un altro.

Il fatto che di cognome facciano Nesterenko -che è un cognome ucraino- non rende la mia colpa meno grave visto che nessuno sa distinguere fra russi e ucraini, pur teorizzando quotidianamente di strategie e possibili soluzioni per mettere fine a questa nuova guerra infame.

Sono anche colpevole di avere amici russi, alcuni che vivono qui in Italia e non se la stanno passando troppo bene in questo momento.

Io ho la fortuna di non ricoprire nessun ruolo pubblico, la mia storia la conoscono solo gli amici e quelli che mi vogliono bene, e mio figlio vive fuori dall’Italia.

Ma chi, tanto tanto, si è impegnato per anni nel diffondere la lingua e la cultura russa in Italia adesso è sotto attacco, per il semplice fatto di esistere e di possedere quella cittadinanza. Non importa cosa pensi, non importa se odi Putin e il suo entourage quanto lo odiamo noi, adesso deve subire minacce, deve venire denigrato, deriso, offeso.

Viene ricercato per chiedergli opinioni, per obbligarlo a dare risposte, per trovare le soluzioni (quelle che vogliamo sentirci dire) e comunque per farlo sentire colpevole.

Se si permette di non rispondere al telefono si vanno a cercare i suoi riferimenti, commercialisti, avvocati, amici, perché l’importante è riuscire a ottenere lo scoop, perché si vuole per forza avere qualcuno da massacrare.

Sono fortemente contraria a questa guerra. Penso che Putin debba essere fermato il prima possibile. Penso che ancora non si stia facendo abbastanza per frenare la follia omicida e quando sarà fermata sarà troppo tardi, troppi morti lasciati a terra, troppe famiglie distrutte.

Allo stesso tempo assisto però ad un’altra follia, che è la caccia al nemico, al colpevole. Si tende a fare di tutta l’erba un fascio, si tende ad attribuire a singoli uomini e donne -che ragionano con le loro teste e hanno pensieri autonomi- l’idea dominante di chi è al potere. Tutti i russi sono diventati improvvisamente il diavolo, tutti gli ucraini sono degli angeli, senza distinguere gli esseri umani per la loro unicità.

Si stanno piantando nuovi semi d’odio, si stanno costruendo serre per mantenerli al caldo perché crescano più in fretta e con piantine sempre più numerose.

Lo ammetto, sono colpevole. Perché rifiuto questo pensiero imperante, e voglio continuare ad amare i miei cari, qualsiasi cognome essi abbiano.

Condividi:

Lascia un commento